I materiali_la carta

Iniziamo stavolta con un po’ di etimologia.

Il significato della parola carta è piuttosto incerto. Secondo alcuni studiosi deriverebbe dal latino charta, una parola a sua volta derivante da quella greca χαράσσω (charássō) che significa incidere, scolpire. I termini corrispondenti in anglosassone paper, in spagnolo papel e in francese e tedesco papier derivano invece dalla pianta del papiro, utilizzato dagli antichi egizi come supporto di scrittura fin dal 3000 a.C. e, successivamente, da greci e romani. Più a nord il papiro, una pianta che cresce esclusivamente in regioni dal clima tropicale, era sostituito dalla pergamena, ottenuta dalla lavorazione di pelli di animali.

In Cina i documenti erano scritti sul bambù ed erano per questo ingombranti da conservare e trasportare. Veniva usata anche la seta, ma solo occasionalmente perchè troppo costosa.

Se in passato la carta era essenzialmente un supporto per la scrittura, oggi grazie a una serie di sofisticate lavorazioni è possibile ottenere dai vari materiali cellulosici (carta, cartone e cartoncino) una serie di prodotti utilissimi anche nel settore degli imballaggi.

Partiamo dalla materia prima che li costituisce: il legno. Le varietà di piante legnose sono più di 25.000 e i tipi di legno utilizzabili per la produzione della carta sono molto diversi tra loro. Per produrre le paste cartarie però si usa quasi sempre legname di recupero a basso costo (scarti di segherie, di imballaggi o vecchi mobili), o proveniente da foreste gestite in modo sostenibile o da tronchi di piccola pezzatura non utilizzabili per lavorazioni qualitativamente superiori.

Ma ecco in breve come si procede alla produzione della cellulosa. Il legno giunge alla cartiera in forma di tronchi o di schegge (chips). È scortecciato, tagliato e trattato in modo da estrarre la cellulosa. Per produrre la pasta si usano sistemi meccanici, termici o chimici (acidi o basici) o sistemi misti. In sintesi, il processo di fabbricazione della carta consiste in vari stadi che portano alla formazione della carta a partire dal legno. I principali stadi sono:

  1. Preparazione delle fibre: spappolamento
  2. Sbiancamento
  3. Formazione del foglio e pressatura
  4. Trattamenti superficiali vari
  5. Essiccamento.

La carta ha moltissime applicazioni. La principale e più antica, come già detto in apertura, è il foglio di carta che diventa giornali, riviste, libri, quaderni, documenti per memorizzare informazioni o per comunicare. Ma il suo uso nel settore degli imballaggi è oggi altrettanto essenziale. Le carte da imballaggio si dividono in sette gruppi in funzione della destinazioni d’uso: 1) carte per sacchi a grande contenuto; 2) carte per sacchi a piccolo e medio contenuto; 3) carte per buste; 4) carte per alimenti; 5) carte per avvolgere; 6) carte per scatole e tubi a spirale; 7) carte per usi industriali speciali (etichette).

Lo spessore e le caratteristiche di lavorazione distinguono poi la carta dal cartone e dal cartoncino. Il confine tra carta e cartone è convenzionalmente posto a 224 g/m² con uno spessore di almeno 175 µm; le proprietà meccaniche e ottiche del cartone sono specificate dallo standard ISO 5651:1989. Il cartone è un materiale cartaceo particolarmente spesso e pesante, costituito da uno strato ondulato centrale e due fogli piani laterali. Le sue origini risalgono alla Cina del XV secolo, mentre nel 1817 in Inghilterra furono vendute le prime scatole di cartone commerciali.

Il cartone ondulato è un materiale complesso, formato da 2-7 strati di cartone. Comprende uno o più fogli di carta ondulata incollati ad uno o più fogli di carta piana. I fogli piani sono detti copertine esterne, i fogli piani interni sono detti fogli tesi centrali, i fogli ondulati sono detti onde.

Per cartoncino teso s’intende poi una categoria eterogenea di materiali cellulosici, utilizzata per imballaggi primari, astucci e scatole pieghevoli. Si distingue dalla carta per la sua grammatura (superiore a 225 g/m2) e per la maggiore rigidità. Anche se il cartoncino sembra essere costituito da un unico strato, è in realtà formato da 3 a 7 strati di diverse paste, sovrapposti con il sistema multigetto.

L’impatto ambientale nel settore della carta deriva soprattutto dalla sua produzione industriale in impianti di grandi dimensioni e dai grandi volumi trattati di materie prime ed energetiche. Ma i componenti principali della carta sono comunque naturali e rinnovabili e i prodotti cartari, dopo il loro impiego, sono riciclabili, biodegradabili e compostabili.

Con la crescente consapevolezza ambientale a partire dagli anni ’70, le industrie cartarie europee hanno operato una completa riconversione dei loro processi e dei loro impianti industriali, eliminando il pericoloso e inquinante cloro gassoso e sostituendolo con tecnologie basate sul biossido di cloro o su reagenti privi di cloro. I principali aspetti ambientali legati alla produzione cartaria sono dovuti alle emissioni in acqua. L’acqua è infatti il “motore” del processo produttivo e viene impiegata in grandi quantità. Ma il 90% dell’acqua utilizzata dalle cartiere viene comunque continuamente riciclata e il consumo di acqua fresca che viene reintegrata nel processo si è fortemente ridotto nel tempo.

Alla produzione della carta sono destinate le specie legnose più comuni e meno pregiate, provenienti in larga parte da materiali di riciclo o da foreste gestite in modo sostenibile o da colture dedicate. In Italia oltre il 75% delle fibre vergini impiegate dall’industria sono provenienti da foreste certificate secondo schemi di gestione sostenibile riconosciuti internazionalmente, i quali garantiscono che venga ripiantato più di quanto viene tagliato. Nessun altro settore industriale può vantare livelli così alti di materia prima certificata per la sostenibilità.

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