Imbarazzo da avanzo?

Porzioni troppo abbondanti, un improvviso calo dell’appetito, una chiamata inattesa che obbliga ad interrompere la cena o, semplicemente, i bambini perennemente inappetenti: sono tanti i motivi che possono portare ad avanzare nel piatto buona parte di quello che si è ordinato al ristorante.

Che fare? È un peccato buttare via tutto ma è anche scomodo o, meglio, non rientra (ancora) nella cultura italiana, chiedere al cameriere di poter portare via ciò che si è avanzato. Che si tratti di vergogna, che si pensi sia un gesto da maleducati, fatto sta che in Italia solo il 20% degli avventori chiede di portare via gli avanzi. In realtà, tale pratica era assolutamente usuale in Italia fino al dopoguerra poi il “benessere” ha parzialmente cambiato le nostre abitudini. Al contrario, in Cina, il chiedere di portar via gli avanzi è addirittura sinonimo di buona educazione.

Da oggi, invece, non è più un problema uscire dal ristorante muniti di doggie bag, grazie a reFOOD, il contenitore in carta Favini realizzato per offrire ai ristoratori un modo pratico e smart per proporre ai propri clienti di portare a casa quello che non sono riusciti a consumare.

reFOOD è un contenitore per alimenti riciclabile composto da una vaschetta in polpa di cellulosa inserita in una scatola con maniglia di carta ecologica Favini, entrambi materiali riciclabili. Terminato l’utilizzo, l’involucro interno in cellulosa può essere inserito nello scarto umido, mentre la custodia esterna si ricicla con la carta.

L’idea è geniale: ridurre lo spreco alimentare partendo dai ristoranti, uno dei luoghi dove – quotidianamente – tonnellate di avanzi finiscono nella spazzatura. Basti pensare che lo spreco del cibo in Italia è pari a circa 5,1 milioni di tonnellate, di cui circa 185 mila provengono dai ristoranti. I costi associati a questo spreco sono stimati in circa 12,6 miliardi di euro (dati Politecnico di Milano – Surplus food management against food waste).

Favini, tra i leader globali nelle specialità grafiche innovative per il packaging dei prodotti realizzati dai più importanti gruppi mondiali del settore luxury e fashion, ha fornito, per la creazione di reFOOD, CRUSH MAIS, la straordinaria carta Favini che utilizza i residui agro-industriali della lavorazione del mais in sostituzione di circa il 15% di cellulosa vergine. È nata così una carta con una trama e un aspetto tattile e visivo sorprendente, dove gli scarti vegetali diventano importantissime materie prime. Oltre al mais, infatti, possono essere utilizzati per la produzione di Crush anche agrumi, uva, ciliegie, lavanda, olive, caffè, kiwi, nocciole e mandorle.

In un’epoca di sempre maggior scarsità delle riserve naturali del nostro pianeta, utilizzare residui organici contribuisce ad alleviare la pressione sulle risorse forestali. Il risultato? Un’entusiasmante gamma di carte creative che aiutano a dare nuova vita a sottoprodotti che, comunemente, sono utilizzati come integratori in zootecnia, combustibili per la produzione di energia o, semplicemente, eliminati in discarica.

La stessa sorte che toccherebbe agli scarti alimentari “salvati” da reFOOD. Per questo motivo tra Favini e reFOOD è scoccata la scintilla: due progetti in qualche modo “gemelli” che prendono vita dalla stessa filosofia e che erano destinati ad incontrarsi.

Ogni contenitore reFOOD stampato in Crush Mais può diventare anche una piccola opera d’arte, interpretata con estro da giovani artisti emergenti ai quali viene data la possibilità di interpretare in chiave creativa lo spazio. Allo stesso modo i contenitori possono essere personalizzati con una grafica scelta ad hoc dai ristoranti, ideata per singoli eventi o come promozione culturale del territorio.

 

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