Moda, cioccolato & packaging

In occasione della festa degli innamorati vi raccontiamo la storia di una designer che ha unito le passioni di una vita per dare anima a un dolcissimo progetto: una cioccolateria nel cuore antico di Milano.

Brasiliana del Minas Gerais, Lina Farage nasce nel 1964 e frequenta la facoltà di Industrial Design a Rio de Janeiro. Dal 1985 la sua vita si sposta in Europa, a Milano, dove approda per frequentare il corso triennale all’Istituto Marangoni.

Lina, raccontaci i tuoi primi passi a Milano…

Nel 1988, mentre frequentavo la Marangoni sono stata assunta da uno studio di consulenza stilistica per cui disegnavo accessori (soprattutto borse) per diversi marchi tra cui Missoni e Bally, oltre a collezioni di abbigliamento per altri marchi italiani.

Come nasce l’idea della cioccolateria Farage?

Nell’89 conobbi il padre dei miei tre figli. Fu un colpo di fulmine, e devo ammettere che fui molto attratta anche dal mestiere della sua famiglia, noti imprenditori milanesi nel mondo della panificazione e pasticceria (Garbagnati). Lasciai quindi il mio lavoro di stilista e per quasi 20 anni mi dedicai anima e corpo ai nostri negozi. Sono partita con con un piccolo negozio in via Dante nel periodo in cui nella zona ancora si transitava con le macchine. Con la pedonalizzazione ci siamo trasferiti in un negozio molto più grande, ma  sempre nella stessa via. Offrivamo dal pane al gelato, passando per il cioccolato e la ristorazione servendo una media di 700 pasti al giorno. Era una vera festa che richiedeva enorme impegno e dedizione.

Dopo essermi separata, nel 2007, ho rinunciato al lavoro fino al 2012, anno in cui ho iniziato a collaborare come designer per un’azienda che produce packaging per pasticceria. Nel 2013 ho preso al volo l’opportunità di aprire un piccolo negozio tutto mio in piazza del Carmine, specializzato in cioccolato e alcuni prodotti di pasticceria. Era davvero molto piccolo (18m quadri) e sapevo che non sarebbe stato per sempre, ma mi serviva per “tastare il terreno”.

Ho iniziato allora a cercare un’altra location, sempre in zona Brera, con la metratura più ampia e la possibilità di avere l’angolo bar e una piccola cucina. Desideravo un locale luminoso e accogliente, dove servire cioccolata calda, caffè speciali e ottimi dolci, oltre alla pralineria e piatti gourmet per la pausa pranzo.
È nata così Farage Cioccolato, in via Brera n° 5. La cosa che più mi è piaciuta, appena visto il locale, è stata la disposizione delle vetrine, spaziose e bene in vista, che mi hanno dato da subito ottima visibilità e l’opportunità di esporre il packaging di mia creazione.

Come sono cambiate le cose col nuovo negozio?

Nel nuovo negozio ho potuto dare libero sfogo alla mia creatività mettendo a frutto la mia esperienza come designer di packaging per pasticcerie, il lavoro per la Garbagnati, gli anni come fashion designer e quelli alla facoltà di disegno industriale.

La scelta del packaging piu adatto, il disegno delle etichette e del logo, la creazione di vere e proprie collezioni per ogni evento (Pasqua, Natale, San Valentino) sono uno stimolo costante e mai trascurato perchè incidono notevolmente sulla scelta del cliente e possono attirare, invogliare, sedurre.

Ho sempre pensato che chi entra in una pasticceria (o in una cioccolateria) non lo fa perchè cerca di nutrirsi, ma lo fa in cerca di conforto. Il dolce è consolazione, appagamento, piacere allo stato puro. Chi acquista il cioccolato non lo fa per “sfamarsi”, ma unicamente per placare il desiderio di bontà e godimento.

Il packaging quindi deve per forza essere seducente, coinvolgente, curato, bello. Scelgo sempre colori appetizing, forme rassicuranti, materiali pregiati e luminosi, in grado di dare risalto al cioccolato stesso.
Pur non lavorando più nella moda mi rendo conto di essere rimasta fortemente influenzata dalla ricerca del bello, dall’utilizzo dei colori e dei materiali, dall’importanza di costruire un’immagine armonica che rassicuri il cliente con la coerenza dello stile.

L’occhio è un tiranno e pretende sempre la sua parte. E se l’occhio non è convinto, il palato non gode.

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