Razione K, che bontà!

Le razioni K sono un argomento che non cessa mai di affascinarci. Cosa mangiano i soldati quando sono in missione? Come cambiano le razioni da esercito a esercito? Come sono confezionate?

Per chi non ne ha mai sentito parlare, la razione K è un kit di sopravvivenza alimentare, del quale, a partire dalla seconda guerra mondiale, vengono dotati tutti i militari in missione. Padre di questa invenzione è il fisiologo statunitense Ancel Keys, conosciuto soprattutto per la sua (ri)scoperta della dieta mediterranea. Era il 1941 quando Keys, da poco tempo direttore del laboratorio di Igiene Fisiologica di Minneapolis, ricevette dal Ministero della Guerra l’incarico di creare una razione militare completa, economica, leggera (in termini di peso) e poco ingombrante. La razione alimentare K doveva comprendere tre pasti (colazione, pranzo e cena) e doveva essere in grado di fornire al soldato la giusta dose di energia. La sua formulazione si era resa necessaria perché, con le moderne operazioni di guerra, le truppe speciali (come quelle paracadutate) erano per giorni fuori dal raggio della logistica del rifornimento; era una razione di emergenza, non un rancio normale, che doveva essere usata in mancanza di qualunque altra fonte di cibo.

Per meglio rendersi conto, Ancel Keys si recò in un supermercato alla ricerca delle opzioni più energetiche e allo stesso tempo più economiche e poco ingombranti. Fatta la sua scelta, sperimentò le razioni su un gruppo di soldati di un campo vicino all’ateneo fino a definire la formula ottimale. Successivamente, il National Research Council fece alcune aggiunte non alimentari come fiammiferi, sigarette, apriscatole, materiali per l’igiene, set per il cucito e pasticche per depurare l’acqua.

La confezione esterna della razione K era realizzata con un cartone reso impermeabile da una specifica cera sintetica che, tra le altre cose, proteggeva gli alimenti da qualsiasi tipo di gas. Le singole unità di razione K erano contrassegnate dalla scritta “U.S. RAZIONE K DA CAMPO“, con sotto una dicitura più specifica, a seconda che si trattasse di colazione, pranzo e cena. Su una delle facce del cartone era poi stampato il nome dell’azienda produttrice della Razione K, con annesso indirizzo. Le tre scatole di ciascuna razione erano di colore diverso: marrone per la colazione, verde per il pranzo e blu per la cena.

A partire dal 1943 furono anche inserite, sulla faccia posteriore del cartone, due scritte. La prima era una lista delle componenti presenti all’interno della Razione K. La seconda invece recitava: “Per ragioni di sicurezza, non buttare la carta e la latta presente nella Razione in punti visibili dal cielo. Se possibile, copri i rifiuti con foglie, sabbia o terra“.

I biscotti

I biscotti erano quattro in tutto, confezionati all’interno del cellofan e dovevano essere mangiati crudi o ammollati per qualche secondo in acqua calda o latte. Di forma rettangolare, erano composti da una miscela di grano, semi di soia, mais, avena e latte scremato, un mix appositamente pensato per assicurare il massimo apporto nutritivo possibile. Erano certamente tra le componenti più importanti all’interno della Razione.

A partire dal 1944 il pacco di biscotti venne tuttavia sostituito con un mix di cereali in forma di blocchetto pressato, a cui durante la fase di pressatura era stato aggiunto latte e zucchero. Questo blocchetto doveva essere lasciato in ammollo in acqua o latte per qualche secondo, prima di poter essere mangiato. Il motivo della sostituzione dei biscotti fu la necessità di aggiungere la carta igienica all’interno della Razione. Il blocchetto di cereali infatti, a parità di apporto nutrizionale, occupava la metà dello spazio dei biscotti.

Le bevande

I tre tipi di razione (colazione, pranzo e cena) prevedevano ognuna una specifica bevanda. In quella della colazione si trovavano due bustine di caffè solubile; in quella del pranzo un estratto di limone idrosolubile e in quello della cena un brodo in polvere da sciogliere in acqua. Il caffè della colazione era contenuto all’interno di due bustine di alluminio, mentre il brodo e la limonata erano confezionati con del cellophane, con le rispettive istruzioni di utilizzo stampate sulla faccia posteriore delle bustine.

A seguito del malcontento dei soldati per la cattiva qualità del caffè solubile, si era pensato di sostituirlo con una bevanda al cioccolato. Tuttavia il caffè continuò a essere presente all’interno della razione durante tutto il periodo bellico, grazie all’intervento della Nestlè che iniziò a fornire il Nescafè in formato solubile, incontrando questa volta alti tassi di gradimento da parte delle Forze Armate. A partire dalla fine del 1944,  nella razione serale fu addirittura aggiunta una seconda bustina di caffè.

La limonata era invece contenuta in una bustina da 7 grammi ed era composta da cristalli idrosolubili. Anche per questa seconda bevanda il gradimento non fu mai alto, anzi i soldati si divertivano a dire che la limonata, più che da bere, era utile per scrostare lo sporco dagli stivali e dalle stoviglie da campo. Si pensò quindi anche in questo caso di sostituirla con una bevanda al cioccolato, ma i medici militari furono assolutamente contrari a questa ipotesi, in quanto la limonata apportava il giusto quantitativo giornaliero di Vitamina C all’organismo. Sul finire del 1943 si optò dunque per una sostituzione della fragranza e si passo ad utilizzare cristalli al sapore di arancia.

Infine, nella razione della sera era presente una bustina di 10 grammi di brodo in polvere idrosolubile. In questo caso le aziende produttrici del brodo furono incoraggiate dalle Forze Armate a creare una propria ricetta di brodo, al fine di rendere leggermente meno monotono il pasto serale dei propri soldati.

L’immagine è tratta dalla mostra Razione K – Il pasto del soldati in azione, presso la Triennale di Milano_2015

In Italia

Le razioni K si sono largamente diffuse anche nall’esercito italiano. La razione si presenta come un sacchetto sottovuoto verde scuro, contrassegnato da diversi colori per stabilirne le differenti versioni, in cui cambiano gli alimenti. Ne esistono di sette colori, uno per ogni giorno della settimana.

Il quotidiano inglese Guardian ha riportato, nel novembre 2014, i risultati di una cena di beneficenza tenutasi a Kabul in favore di alcune scuole. nel corso della serata Le razioni da combattimento dei vari contingenti (ad eccezione di quello statunitense per il divieto di donare le razioni) furono assaggiate e valutate da una commissione composta da diplomatici, funzionari e operatori umanitari.

Buon sangue non mente! La razione italiana si è dimostrata la migliore per completezza e qualità del cibo. Secondo e terzo posto alla razione francese e a quella tedesca.

Fonte La Scuola di Ancel

 

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