Storia della scatoletta di latta

Fin dall’antichità l’uomo ha intuito che per conservare il cibo occorre ridurne l’umidità oppure isolarlo dall’aria. Sono molte le esigenze che lo hanno spinto a farlo. Storicamente, non c’era solo la necessità di disporre di adeguate riserve per l’inverno e per i periodi di carestia, ma anche quella di spostare cibi da un continente all’altro o nutrire i marinai nei lunghi mesi di navigazione e gli eserciti impegnati nelle grandi campagne militari.

I fenici, eccellenti navigatori, già nel 500 a. C. a bordo delle loro navi portavano carne secca e pesce affumicato o sotto sale. Già nel 50 a. C. i romani conservavano alimenti sott’olio, mentre nel 32 a. C. conservavano il prosciutto affumicandolo e mantenevano fresche le ostriche in scatole piene di ghiaccio proveniente dai ghiacciai.

Con l’epoca dei grandi viaggi, alla fine del ‘400, l’esigenza di trasportare le scorte di cibo per lunghi periodi diventa strategica. Nella stiva delle navi dei pionieri dell’esplorazione ci sono soprattutto carne essiccata e pesce salato; per questa ragione i loro equipaggi conoscono la sventura dello scorbuto. I viaggi durano mesi, anche anni, durante i quali i marinai non possono mangiare né frutta né verdure ed è proprio la carenza di vitamine a causare la malattia mortale che decima gli uomini di molte navi fino alla prima metà del ‘700.

L’esploratore James Cook nel 1768 introduce per la prima volta una dieta a base di crauti conservati in barile, marmellata di carote, tavolette di brodo di verdure essiccato da sciogliere in acqua calda, succo di limone e d’arancio. Le morti furono di certo molto più contenute.

Alla fine del ‘700 il francese Francois Appert, mettendo in pratica le scoperte di un italiano, Giacomo Spallanzani, comincia a sperimentare un metodo per conservare per mesi cibo in bottiglia bollito a bagnomaria. Il sistema prenderà nome dal suo inventore e si chiamerà appertizzazione. Nel 1807 gli studi sulla conservazione di Appert ottengono un primo riconoscimento: il prefetto marittimo Brest attesta che le conserve preparate da Appert, imbarcate a bordo del veliero Stationnaire, si erano conservate alla perfezione.

Nel frattempo le campagne napoleoniche iniziano a spostare eserciti composti da migliaia di soldati. È un bisogno nuovo quello di sfamare questa grande massa di soldati: gli eserciti del passato, a ranghi più ridotti, provvedevano da soli al cibo depredando i villaggi e i territori conquistati. Nel 1810 Appert viene premiato per la sua scoperta dal Ministero degli Interni e pubblica un trattato per spiegare il metodo.

Mentre in Francia Appert si aggiudica il premio, in Inghilterra solo l’anno dopo John Hall e Bryan Donkin mettono a punto un procedimento di conservazione identico a quello di Appert e lo brevettano. Cosa che Appert si era dimenticato di fare.

In principio Donkin e Hall applicano il metodo dell’appertizzazione alle conserve in bottiglia, quindi per la conservazione sotto vetro. Le bottiglie però sono fragili e i due inglesi iniziano a produrre conserve in contenitori di latta. Le prime scatole sono fabbricate a mano da uno stagnino che quando è molto bravo riesce a fare circa 100 scatole al giorno. Una volta aperte le scatolette, naturalmente i cibi vanno a male e di ciò si incolpa l’aria.


Sarà il chimico Pasteur, anni dopo a giungere alla conclusione che l’aria che respiriamo contiene microbi e che sono i microbi i responsabili del deperimento dei cibi. Sarà sempre Pasteur a scoprire che, bolliti in acqua a 100°, i microbi muoiono. Tuttavia alcuni di essi sono più resistenti e vanno bolliti a una temperatura più elevata. Sarà sempre Pasteur a perfezionare le ricerche del già citato Lazzaro Spallanzani ideando il sistema di sterilizzazione che da lui prende il nome: pastorizzazione.

L’esploratore inglese John Ross è il primo, nella spedizione polare del 1818, a portare a bordo delle sue navi le scatolette di Donkin & Gable. All’epoca venivano inscatolati un tipo di minestra di verdure e 4 diversi tipi di carne di manzo. I viaggi polari sono lunghi e pieni di imprevisti. Nel 1845 quando le navi rimangono imprigionati nei ghiacci per due anni saranno le 8.000 scatolette imbarcate a sfamare gli uomini per tutto quel tempo.

Anche senza portare esempi così drammatici, è indubbio che un packaging come le scatolette di cibi a lunga conservazione abbia avuto una rivoluzionaria portata sulle sorti delle abitudini quotidiane dei consumatori. Pensiamo a quanto cibo oggi siamo in grado di conservare per lungo tempo evitandone lo spreco e la dispersione. Nel nostro piccolo, anche se non ci salva letteralmente la vita, una confezione di cibo in scatola ci risolve certamente mille problemi a cena!

Grazie al consorzio Ricrea per la piacevole ricerca da cui abbiamo tratto l’articolo!

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