Conservare più a lungo e sprecare meno, anche in America

Vi siete mai chiesti com’è organizzata la produzione degli imballaggi oltreoceano? Verso quali caratteristiche sono orientati i nuovi prodotti, cosa fa l’industria per migliorare le proprie performance in termini di sostenibilità e di riduzione degli sprechi?

Su questi fronti i produttori di packaging in Nordamerica si ispirano a valori non molto dissimili ai nostri in Italia e, in generale, in Europa. Uno dei temi a noi più cari e quindi trattati a più riprese è che il packaging sia uno degli strumenti fondamentali di prevenzione contro lo spreco di alimenti. Gli stessi valori ispirano quanto sostiene anche Jorge Izquierdo, vicepresidente Market Development di PMMI, The Association for Packaging and Processing Technologies. La PMMI è una delle istituzioni più rappresentative nel mondo americano degli imballaggi che mette insieme più di 800 aziende nordamericane, produttrici e fornitrici di apparecchiature, componenti e materiali, e di apparecchiature e servizi per l’imballaggio e la trasformazione dei prodotti con l’obiettivo di sostenere il progresso industriale del settore.

“In PMMI” – sostiene Izquierdo – “si lavora per l’innovazione nei materiali, nei contenitori e nelle metodologie di imballaggio al fine di prolungare la durata di conservazione dei prodotti e allo sviluppo di imballaggi intelligenti che fanno crescere la fiducia del consumatore per quanto riguarda la freschezza del prodotto”.

I casi di successo da loro elencati dimostrano come le principali industrie alimentari al mondo siano sempre più orientate a progettare imballaggi con l’obiettivo di prolungare il più possibile la durata di conservazione degli alimenti. Uno degli esempi più apprezzati a livello della grande distribuzione è quello della catena britannica Tesco.

Con un’abile, ma rischiosa mossa pubblicitaria nel 2014 l’azienda ha dichiarato in un rapporto di aver sprecato 28.500 tonnellate di alimenti. “Non solo intendiamo ridurre lo spreco di alimenti nei nostri punti vendita, ma abbiamo anche una responsabilità condivisa di ridurre gli sprechi alimentari in tutta la catena del valore, a qualsiasi livello: nei campi, nelle fattorie, nelle reti di distribuzione e nelle nostre case – si legge nel rapporto Tesco, che così prosegue – e facendo circolare questa informazione abbiamo dato un contribuito chiaro e importante al dibattito su come affrontare il problema dei rifiuti alimentari. Ci stiamo attivando per affrontare questo problema lungo l’intera catena del valore, destinando le eccedenze alimentari alle persone bisognose”.

Oltre all’impegno a livello di comunità, per combattere lo spreco di cibo Tesco ha affrontato anche il problema del miglioramento degli imballaggi, come nel caso dei petti di pollo: le confezioni di prodotto pre-porzionato al posto delle vaschette rivestite in plastica consentono ai consumatori di cucinare un solo petto e utilizzare l’altro in un secondo momento. Cercando un modo per ridurre gli sprechi basandosi su un concetto anziché su una tecnologia, Tesco è anche riuscita ad ammortizzare i maggiori costi di confezionamento per incentivare i consumatori a combattere gli sprechi. Una soluzione simile a questa, progettata da Sealed Air S.r.l., è stata tra i vincitori del nostro Oscar dell’Imballaggio 2014.

Altro esempio: una confezione di nuova concezione messa a punto da Muchtar Ismailow di K-Bis Studio mantiene freschi molto più a lungo succhi, latte e altre bevande e alimenti liquidi. L’I-Pack è comprimibile e dotato di una tenuta ermetica all’aria al 100% sistemata nello stesso spazio di un tappo di una confezione standard per bevande e mantiene pressurizzata la confezione una volta aperta. Ne consegue una durata di conservazione molto più lunga di latte, succhi, zuppe e salse e il contenitore vuoto, ripiegato, può essere riciclato molto facilmente.

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