packaging_mac and cheese

Houston, oggi ho voglia di mac and cheese

Avete mai mangiato un bel piatto di mac and cheese?

Per chi non lo sapesse, si tratta dei tradizionali maccheroni al formaggio tanto in voga nella cultura anglosassone. Gli americani ne sono ghiotti, ma c’è chi li preferisce in versione homemade, cioè fatti in casa con ingredienti freschi e chi, pur di mangiarli, li compra già pronti (disidratati o congelati) nelle confezioni della grande distribuzione.

Se conservati nelle migliori condizioni possibili, ovvero in un luogo fresco e asciutto oppure nel congelatore, una confezione di pasta pronta al formaggio in scatola rimane commestibile per circa un anno. Una durata di tutto rispetto che però finora non ha consentito di inserire questo “prelibato” piatto nel menu degli astronauti impegnati in lunghe missioni.

La sfida per la Nasa oggi è quella di prolungare la conservazione degli alimenti di modo che restino commestibili per 5 anni. Secondo i loro calcoli infatti è questo il tempo che serve per consentire a questi cibi di affrontare, ad esempio, una missione su Marte: il viaggio di andata e ritorno dura 18 mesi e sono poi necessari 500 giorni (oltre un anno) di permanenza in orbita o sul pianeta, a cui bisogna aggiungere un certo margine di sicurezza.

Il “miracolo” è oggi possibile grazie al lavoro di un gruppo di ricercatori della Washington University che hanno brevettato un particolare tipo di sterilizzazione e un innovativo imballaggio. Il processo è descritto in un articolo della rivista scientifica Food and Bioprocess Technology che illustra le caratteristiche del processo e, soprattutto, quelle del materiale composito che potrebbe cambiare la shelf-life, cioè la durata dei prodotti confezionati.

Da punto di vista strettamente tecnico, il nemico numero uno dei cibi a lunga conservazione è la presenza di aria, vapore e acqua, che permettono ai batteri presenti di riprodursi a spese del cibo. I materiali utilizzati per il confezionamento oggi  consentono di rallentare questi processi per alcuni mesi, in genere non più di 12, ma non riescono ad andare oltre, se non intervengono le basse temperature.

Per prolungare la durata dei cibi, i ricercatori hanno quindi messo a punto un sistema di sterilizzazione chiamato microwave-assisted thermal sterilization (MATS), basato quindi sulle microonde. Il primo passo è abbattere la carica batterica, il secondo quello di rivestire il prodotto con una speciale pellicola spessa pochi millesimi di millimetro e ricoperta di uno strato di ossidi di alcuni metalli che ritardano ulteriormente i processi di degradazione, senza necessità di portare l’alimento a basse temperature.

packaging_mac and cheese

I maccheroni in esame, posti all’interno del loro speciale involucro, hanno viaggiato in un incubatore a 37°C per sei mesi, simulando in questo modo le condizioni di viaggio dei tre anni necessari per andare su Marte. Trascorso il tempo necessario, quando i ricercatori li hanno assaggiati hanno scoperto che i maccheroni al formaggio erano del tutto simili, se non identici, dal punto di vista organolettico e batteriologico, a quando li avevano confezionati.

Se applicata, l’innovazione sarebbe certamente interessante per militari e astronauti, che potrebbero così avvantaggiarsi di un menu più ricco nel corso delle loro più lunghe missioni, ma le sue ricadute presentano aspetti che ci riguardano tutti molto più da vicino.

Perfezionare processi e materiali che allungano la scadenza degli alimenti pronti, senza dover ricorrere al congelamento e quindi al dispendio di energia elettrica, significa dare un contributo sostanziale al risparmio energetico e alla lotta contro lo spreco di cibo sulla Terra.

Torna indietro

Correlati