Ichnusa, la birra a “buon rendere”

Per l’estate 2019 Ichnusa lancia una nuova sfida legata al rispetto dell’ambiente, inaugurando una nuova linea green di bottiglie, il “Vuoto a buon rendere“.

Sono riconoscibili dal tappo verde e dalla scritta “rispetto, riuso e impegno” nel collarino delle bottiglie da 66, 33 e 25 cl, per il momento distribuite per lo più nei bar e nella ristorazione. Grazie a questa iniziativa una volta svuotata, infatti, la bottiglia dovrà essere restituita e tornerà a essere riutilizzata potenzialmente per oltre vent’anni, consentendo di ridurre la produzione di vetro di oltre 1/3 delle emissioni di gas serra.

Ichnusa_packaging_green

Quella del vuoto a rendere è una vecchia usanza che consisteva nell’acquistare latte, birra, vino, etc. lasciando un deposito di poche lire al negoziante per riottenere la “cauzione” alla riconsegna delle bottiglie di vetro, una volta utilizzate. A partire dagli anni ’60 però, questa pratica virtuosa è andata a perdersi in Italia, e dal “vuoto a rendere” si è passati al cosiddetto “vuoto a perdere”, ovvero l’usa e getta.

In Sardegna, il vuoto a rendere tutt’oggi resiste ed è quasi una tradizione locale, una pratica consolidata e virtuosa, sopravvissuta nel tempo a mode e cambiamenti culturali, ma oggi messa a rischio da nuove abitudini di consumo. Ichnusa da sempre la adopera e le bottiglie che riutilizza sono bottiglie speciali perché traboccano di orgoglio: i segni sul vetro, come rughe su un volto, scandiscono il passare degli anni raccontando il rispetto per una terra aspra e preziosa.

Riuso, impegno e rispetto. Tre parole chiave che rappresentano il circolo virtuoso del vuoto a rendere” spiega l’azienda. “Questa pratica che altrove è andata persa, in Sardegna resiste ancora ed è una tradizione consolidata e virtuosa. Le bottiglie così sono riutilizzate anche per vent’anni. Hanno una storia e danno un messaggio importante: il rispetto verso l’ambiente”.

Se amate Ichnusa, questa estate cercate il tappo verde.

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