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Il packaging dagli scarti alimentari

Con il termine bioplastiche si intende tutto l’insieme delle plastiche di origine rinnovabile e quelle biodegradabili e compostabili presenti oggi sul mercato. Abbiamo già dedicato ad esse un approfondimento per chiarire meglio quali tipi di materiali si trovano oggi aggregati al di sotto di questo ampio cappello.

Le bioplastiche sono oggi al centro di numerosi progetti di ricerca di enti e aziende. L’obiettivo è quello di riuscire a immettere sul mercato nuove soluzioni ecocompatibili e soddisfare le richieste di quei governi del mondo che si impegnano nel conseguimento di obiettivi ambientali rilevanti.

Durante l’evento Fruit Logistica, tenutosi lo scorso febbraio a Berlino,  è stato presentato un interessante prototipo di imballaggio in bioplastica pensato per sostituire il tradizionale alveolo nelle cassette di frutta, ottenuto con gli scarti ortofrutticoli, in particolare dei carciofi.

L’idea è stata messo a punto dallo Smart Materials Groups del Dipartimento di Nanofisica dell’Istituto Italiano di Tecnologia, IIT, di Genova guidato dalla Dott.ssa Athanassia Athanasssiou, in collaborazione con SGM (Società Gestione Mercato) di Genova e Ascom ConfCommercio. Questo accordo permetterà di riutilizzare l’invenduto proveniente dai mercati ortofrutticoli della città per reimpiegarlo nella produzione della bioplastiche e poter così diffondere soluzioni ecocompatibili, capaci di ridurre l’impatto ambientale del packaging combattendo allo stesso tempo gli sprechi alimentari.

E se il prototipo presentato a Berlino è stato realizzato con gli scarti dei carciofi, le soluzioni possono essere ampliate anche ad altri tipi di prodotti ortofrutticoli. Per questo i ricercatori stanno lavorando allo sviluppo di processi produttivi che garantiscano una totale conversione del residuo ortofrutticolo in bioplastica. Si attua così un perfetto esempio di economia circolare: un materiale nuovo, ecocompatibile, che contrasta i costi di smaltimento del residuo organico rimanendo sul proprio territorio e vi ritorna in modo semplice attraverso il compostaggio.

Diverse le aziende che hanno iniziato a utilizzare i nuovi materiali per i loro prodotti, come già trattato in precedenti articoli.

La famosa maison Veuve Clicquot ha fatto della sostenibilità un elemento distintivo del proprio marchio realizzando packaging ecofriendly per i suoi prodotti di alta qualità. Un esempio di tutto questo è Naturally Clicquot 3, l’evoluzione di due precedenti confezioni realizzate a base di amido di patate e carta (nell’immagine sotto i due contenitori in bianco). Il designer Favini, in collaborazione con DS Smith, ha realizzato un elegante packaging (confezione a destra nell’immagine sotto) utilizzando un materiale derivato dagli scarti di lavorazione dell’uva.

packaging_veuve cliquot

L’azienda vicentina Pedon, tra i più importanti produttori mondiali nel settore di cereali e legumi, ha invece realizzato Crush Fagiolo, la prima carta per il packaging eco-sostenibile, 100% riciclabile, ottenuta dagli scarti di lavorazione dei fagioli.

La realizzazione di “Crush Fagiolo”, l’unica carta certificata per il contatto diretto con gli alimenti, inizia con la selezione delle sementi garantite NO OGM coltivate da migliaia di famiglie di agricoltori all’interno di programmi per lo sviluppo economico e agricolo. Il prodotto si ottiene con gli scarti della lavorazione del legume, riduce del 15% l’impiego di cellulosa vergine proveniente da alberi e diminuisce del 20% l’emissione di gas effetto serra.

Pack-Favini-Pedon

Il risultato è un astuccio, certificato FSC e OGM Free, che può stare a contatto diretto con il prodotto eliminando così la busta interna al pack, e che racchiude il 30% di fibra riciclata post-consumo. Gli inchiostri ecologici e la finestra trasparente in PLA, ottenuta sempre da scarti vegetali, rendono il packaging eco-sostenibile e al 100% riciclabile.

Speriamo di dare presto un seguito a questo primo elenco di innovazioni…

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