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La carta. Anche per bottiglie e tubetti

La tendenza è ormai avviata. Molti utensili e contenitori per lungo tempo prodotti esclusivamente in plastica, stanno ora trovando il loro corrispettivo in carta o in materiali cosiddetti bio-based.

Il primo passo nelle nostre abitudini è arrivato con i sacchetti biodegradabili del supermercato che ci ha resi tutti più familiari con il materiale naturale di cui sono composti (e anche alle loro facili rotture). A breve sarà l’ora dei piatti e bicchieri in carta riciclata che sostituiranno le stoviglie in plastica monouso. Ma molti marchi della grande distribuzione dei settori più disparati stanno mettendo all’opera i propri reparti ricerca e sviluppo per produrre nuovi prototipi realizzati con materiali ad alto grado di riciclabilità.

Carlsberg ha presentato di recente due nuovissimi prototipi di “bottiglia di carta” realizzata in fibra di legno proveniente da fonti sostenibili. Due le versioni proposte, diverse solo per il materiale da cui è composto il rivestimento: un sottile film di plastica PET riciclata per la prima, un rivestimento a base biologica per la seconda. Il lancio di entrambi i prototipi proverà la migliore resa dell’uno o dell’altro.

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Le bottiglie in fibra hanno un impatto molto basso sul processo di produzione“, ha spiegato Myriam Shingleton, vice presidente dello sviluppo del gruppo per Carlsberg.

Il progetto è in cantiere dal 2015, ma la sua messa a punto è complessa perché i materiali a base biologica per il rivestimento non sono disponibili in commercio e, inoltre, l’azienda deve assicurarsi che il nuovo packaging non alteri il gusto della bevanda. Dello scorso anno è invece il lancio di un particolare packaging per le confezioni multiple che ha richiesto a Carlsberg e i suoi partner ben tre anni di sviluppo. Le lattine sono tenute insieme da una colla evitando l’applicazione degli anelli di plastica che spesso finiscono in mare danneggiando l’ecosistema.

Ma Carlsberg non è la sola a fare ricerca sul proprio packaging.

Unilever sta testando lo shampoo in barrette, gli spazzolini in bambù, i deodoranti in cartone e una serie di imballaggi riutilizzabili. PepsiCo e Coca-Cola pianificano di ridurre l’uso di imballaggi in plastica producendo acqua in lattine di alluminio. Adidas sta realizzando una scarpa riciclabile e Procter & Gamble sta testando un packaging ricaricabile per la crema idratante Olay.

E non finisce qui. L’Oréal e il produttore di packaging Albéa hanno in cantiere un’esclusiva innovazione nel mondo del packaging cosmetico: un tubetto per creme realizzato in un materiale certificato “bio-based” simile alla carta. Il lancio di questa nuova soluzione tecnologica è previsto per il 2020. I suoi benefici in termini di sostenibilità ambientale dovranno essere testati, facendo un’analisi del ciclo di vita che prenderà in considerazione diversi criteri.

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È indubbio, tuttavia, che per il packaging materiali e forme alternative continuano a moltiplicarsi alla continua ricerca di contenitori il più possibile ecofriendly e il settore vive una fase di fortissimo fermento.

 

 

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