packaging vino lattina

Packaging trends: il vino in lattina

Il popolo dei produttori e degli amanti del vino è tendenzialmente conservatore. Da almeno inizio ‘800, i contenitori più comuni per il prezioso liquido sono sempre state le bottiglie di vetro col classico tappo in sughero rispetto a quello a vite. Negli ultimi anni stiamo però assistendo a un nuovo trend che sta conquistando molti Paesi non solo extraeuropei, come gli Stati Uniti o l’Australia, ma anche europei, primi tra tutti, la Germania: il fenomeno del vino in lattina.

In America nel 2017 il mercato del canned wine è cresciuto del 59,5%, mentre il vino nella classica bottiglia da 750 ml solo del 3,3%. E se, inizialmente, il tipo di vino commercializzato nella latta era solo quello frizzante, oggi è possibile trovarne di tutti i tipi, anzi, i vini fermi crescono il doppio rispetto a quelli con le bollicine. A recepire la nuova tendenza non solo marchi semisconosciuti o da discount, ma anche produttori premium.

Secondo le ricerche, il successo di questo formato è dato essenzialmente da due fattori: la portabilità e la praticità d’uso. Le lattine di vino, non a caso, sono amate soprattutto dai millennials che, forse perché privi di un vero e proprio background culturale sul vino, sono attratti da questo pack leggero, pratico, immediato e informale.
Uno studio della Nielsen lo conferma: si stima che il 73% degli intervistati preferisca imballaggi facili da trasportare e il 49% preferisca packaging monodose perché perfetti per il loro stile di vita.

Ma le lattine hanno dalla loro anche il vantaggio della sostenibilità: in molti Paesi, il vetro viene riciclato al 100%, ma con tempi e costi maggiori rispetto all’alluminio. Le lattine sono inoltre funzionali alle campagne sociali verso il bere con moderazione: la dimensione della lattina è equivalente a quella del famoso “quartino” italiano.

In Italia, l’accoppiata vino/alluminio, alla stregua di una Coca o di una lager industriale, fa storcere il naso, ma forse molti non sanno che alcuni decenni fa gli italiani ne furono pionieri. Il nostro paese ha vissuto un’epoca, quella degli anni ’80, in cui alcuni produttori osarono con un certo successo l’introduzione di packaging alternativi per questo tipo di prodotto. A fianco al vetro cominciarono a essere “tollerati” materiali alternativi come il Tetra pak, la plastica e non ultimo l’alluminio. Diversi brand approfittarono di questa tendenza per lanciare contenitori che rimasero poi nell’immaginario collettivo di quegli anni: i meno giovani ricorderanno marchi come Cavicchioli, Medici, Folonari o la modenese Giacobazzi con le popolari lattine di 8 ½.

packaging lattina giacobazziSappiamo tutti che la lattina non potrà mai andare a sostituire completamente la bottiglia. Se la lattina è infatti adatta alla conservazione di vini giovani e freschi, la bottiglia in vetro è l’unico contenitore in cui è possibile conservare  prodotti più strutturati. Ma se il pack diventa il mezzo per avvicinare un pubblico diverso al prodotto vino, perché no?

Fonti:
Associazione Italiana Sommelier
RivistadiAgraria.org

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