Una scatola di sigari… non è per sempre

Da molto tempo i prodotti a base di nicotina sono fuori dalle solite dinamiche pubblicitarie e il motivo è chiaro a tutti: la pubblicità di questi prodotti è vietata per legge. In questo settore quindi l’unica vera leva è il packaging design, soprattutto nel caso delle scatole per sigari. Tradizionalmente curate ed eleganti, queste confezioni sono pensate per sedurre non solo l’olfatto, ma anche l’occhio dell’intenditore e invogliarlo all’acquisto.

L’associazione tra il sigaro e un tenore di vita ricco ed elegante non è avvenuta per caso.

L’abitudine di fumare foglie di tabacco arrotolate iniziò a essere introdotta in Occidente quando i colonizzatori spagnoli scoprirono questa pratica tra la popolazione indigena americana. Il termine spagnolo “cigarro” deriva dal termine maya “sikar” che significava letteralmente “fumare”. All’inizio del quindicesimo secolo, l’usanza iniziò a diffondersi in Spagna e Portogallo tra le famiglie più facoltose che potevano beneficiare dei proventi delle spedizioni coloniali e fu subito associata a un ricco status sociale.

Un secolo dopo si diffuse anche nel resto dell’Europa tramite gli ambasciatori che dal Portogallo portarono quest’abitudine nei loro rispettivi paesi. Nell’800, grazie ai soldati di ritorno dalle campagne in America, il sigaro si diffuse rapidamente in tutta Europa dove iniziarono a comparire le prime sale dedicate al fumo e venne addirittura ideato un abito apposito per questi eventi, lo smoking. Il Paese americano a cui è storicamente legata la produzione dei sigari è ovviamente Cuba: ricordiamo i mitici Cohiba, uno dei marchi più conosciuti.

Tornando alle eleganti scatole, se una delle loro principali funzioni è quella di attrarre e invogliare l’acquisto, non dobbiamo dimenticare che i sigari sono un prodotto delicato che affronta quasi sempre lunghi viaggi intercontinentali. La loro confezione deve non solo contenere il prodotto e renderlo più facilmente commercializzabile, ma anche proteggerlo dagli agenti atmosferici e contingenti per evitare che si secchi o si spezzi. Ogni marchio di sigari che si rispetti progetta le confezioni abbinando all’elegante astuccio, spesso in legno pregiato, piccoli contenitori monoconfezione, in alluminio salva freschezza con tappo a vite e tampone anti-shock.

Ma tutta questa cura nelle confezioni rischia però di non avere vita lunga. Dopo l’Australia nel 2012, quest’anno anche in Canada è stata presentata una proposta di legge che imporrebbe ai produttori di tabacco l’uso di un packaging “standard” per qualsiasi marchio di sigari. Addio allora ai bellissimi ologrammi sui mitici cofanetti Cohiba e alle eleganti decorazioni degli altri marchi. Gli ornamenti che hanno impreziosito le confezioni per centinai di anni rischiano di venire rimpiazzate da una scatola sempre uguale a se stessa, color grigio oliva, che riporterà nient’altro che il nome del sigaro stampato in un font ben preciso e di ben determinate dimensioni.

Questa notizia sta suscitando in Canada tutta una serie di malumori sia tra i produttori di tabacco che tra gli affezionati fumatori. Se le scatole sono tutte uguali, come faranno i consumatori a verificare l’autenticità del prodotto? Come faranno i produttori a dimostrare che il prodotto è in regola e non contraffatto?

La legge deve essere ancora approvata e non si sa come andrà a finire. A noi dei sigari in fondo piace soprattutto la confezione e sappiamo quanto può essere potente nell'”indurre in tentazione”. Se inibire la creatività potrà servire a diminuire il numero di fumatori, non possiamo che appoggiare l’iniziativa.

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